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Cari concittadini,

la difficile situazione economica italiana ci è costata in un anno ben cinque manovre finanziarie, che incidono pesantemente sulle nostre tasche e altrettanto, se non di più, sul bilancio del nostro Comune. Ci attendono sacrifici, sia nel privato che per il nostro Comune. Come ho sempre fatto, risponderò a voi delle scelte operate per il bene della nostra Villanuova. 

Desidero però fare un po' di chiarezza: con la reintroduzione della tassazione sulla prima casa si sta facendo largo la convinzione, completamente infondata, che questa sia una tassa che resterà ai Comuni. Non è così: di municipale l'imposta ha solo il nome, il suo gettito invece finirà in gran parte allo Stato.

È un meccanismo complicato anche da spiegare: da quando è stata abolita l’ICI sulla prima casa i Comuni ricevono dallo Stato un indennizzo per le entrate mancanti, che nel tempo è stato tagliato sempre di più.
Oggi che viene reintrodotta I'ICI (che si chiamerà IMU), questa nuova tassa non andrà al Comune, ma allo Stato, perché lo Stato taglierà i trasferimenti ai Comuni per ogni singolo euro che questa dovrebbe portare in più rispetto alle entrate attuali: sono già programmati tagli per

  • 1,62 miliardi nel 2012,
  • 1,76 nel 2013 e
  • 2,16 nel 2014.
  • Oltre a questo ai Comuni viene imposto un ulteriore taglio di 1,45 miliardi, che significa avere meno risorse a disposizione, che per il nostro Comune si traduce in una riduzione di € 187.600,00 per l'anno 2012. 
E se volessimo abbassare I'ICI ai cittadini, la differenza allo Stato dovrebbe versarla direttamente il Comune.

Il conto è presto fatto: lo Stato incassa la tassa "comunale" e il Comune ci rimette sia la faccia che la cassa.

Complessivamente dal 2008 al nostro Comune sono stati tagliati 401.100,00 Euro, il 6,48% delle entrate.

Inoltre abbiamo contribuito con il patto di stabilità, per ulteriori 514.047,44 Euro, ai quali si devono aggiungere 375.282,67 Euro previsti per il 2012, al risanamento della finanza pubblica. Il patto di stabilità è quel meccanismo che ci impedisce di spendere i soldi che avremmo già nelle casse del Comune e che potremmo utilizzare per le opere sul territorio, dalla manutenzione delle scuole agli investimenti che abbiamo programmato, ma che non possiamo avviare perché dobbiamo, con i soldi del nostro Comune, garantire il debito dello Stato.

L'unica libertà che ci è stata lasciata, oltre a quella del sistematico risparmio, è quella di aumentare le aliquote dell'IMU.
Sia io che molti colleghi soffriamo al pensiero di aumentare le tasse ai cittadini, già sufficientemente tartassati. L'alternativa a questo, però, è la riduzione dei servizi spesso essenziali per i cittadini, (asilo nido, scuola materna, politiche sociali, trasporto scolastico, biblioteca...) che al Comune costano molto di più di quanto non sia coperto dalle rette e dalle tariffe.

Si parla di tagli agli sprechi e ai privilegi: è certamente giusto per larga parte della pubblica amministrazione. Ma quando si parla di Comuni, spesso si vedono sprechi e privilegi anche dove non ci sono. La verità è che dopo anni di tagli i Comuni hanno contribuito più di altri a diminuire la spesa pubblica, chiudendo in attivo i bilanci ed erogando stipendi mediamente più bassi che in altre amministrazioni. La mia indennità mensile di € 895,00 e quella dei miei assessori di € 403,00, sono incompatibili rispetto agli stipendi dei politici, di cui si discute tanto.

Pur nella consapevolezza che la situazione finanziaria oggi è estremamente critica e che l'attuale governo è fortemente impegnato nel predisporre tardive riforme per far crescere la nostra economia, non deve sfuggire che dopo l'effetto della scure dei governi Berlusconi e dell'attuale governo Monti, le entrate dei Comuni italiani sono mediamente tre volte inferiori rispetto a quelle dei Comuni europei.

Se oggi si tagliano i fondi ai Comuni con la convinzione che questi siano solo una fonte di spreco, domani molti servizi che i Comuni garantiscono non si potranno più avere.

Per questo, insieme ad altri Sindaci chiedo che ci sia un patto per lo sviluppo che permetta al Comune di fare investimenti e di mantenere i servizi ai cittadini. È l’unica strada per rilanciare il Paese ed avere una nuova stagione di crescita.

Villanuova sul Clisi, 10 febbraio 2012

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